Quando senti che qualcosa dentro di te chiede spazio
- Francesca Baccilieri
- 19 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 17 apr
Ci sono momenti della vita in cui tutto sembra procedere come sempre.
Le giornate scorrono, gli impegni si incastrano, la famiglia cresce, il lavoro chiama.
E tu tieni insieme tutto con quella forza silenziosa che molte donne conoscono fin troppo bene.
Anch’io ero così.
Moglie, lavoratrice, mamma di due figlie.
Portavo sulle spalle un senso del dovere che sembrava quasi sacro.
Sentivo la responsabilità come una seconda pelle: far funzionare tutto, essere all’altezza, non deludere nessuno.
E mentre cercavo di essere “giusta” per tutti, per le persone intorno a me, per le aspettative sociali, per ciò che “va fatto”, non mi chiedevo mai se fosse giusto per me.
Volevo costruire la famiglia che avevo immaginato per anni.
La famiglia perfetta, armoniosa, stabile.
Ma mentre tenevo insieme ogni pezzo, dentro di me qualcosa iniziava a incrinarsi.
Una sensazione sottile, insistente, chiedeva spazio.
Io la zittivo con il perfezionismo, con la lista infinita delle cose da fare, con l’idea che i miei bisogni potessero aspettare.
Finché non ho iniziato a sentirmi divisa in due: fuori funzionavo, dentro mi sgretolavo. Ogni giorno un po’ di più.
La crepa che ha cambiato tutto
Poi è arrivato il momento in cui quella piccola spaccatura è diventata una crepa impossibile da ignorare.
Tutto è diventato pesante, faticoso, opaco.
Persino ciò che prima mi dava gioia sembrava lontano.
Lì ho messo in discussione tutto: la mia vita, le mie scelte, persino ciò che amavo di più al mondo.
Ho fatto errori che non avrei mai immaginato.
Ho ferito persone importanti.
E soprattutto, ho ferito me stessa perché nella ricerca della mia verità, ho "recitato" altre parti di me.
Ma anche quelle erano maschere.
È stato un periodo duro, confuso, pieno di domande senza risposta.
Ma proprio in quella frattura è emersa finalmente una versione più autentica di me, che finalmente avevo riconosciuto e chiedeva solo di essere vista.
Da lì è iniziato il mio cammino.
Non verso una vita perfetta, ma verso una vita più mia.
Il passo che mi ha riportata a casa, dentro di me
Il mio percorso di crescita è nato da un crollo.
Da un “non ce la faccio più” che mi ha costretta a guardarmi davvero.
Da quel momento ho scelto una cosa semplice e radicale: non tradire mai più la parte più vera di me.
Se oggi mi volto indietro, provo gratitudine.
Perché senza quel dolore sarei rimasta intrappolata nei vecchi meccanismi che mi avevano protetta da bambina, ma che da adulta mi stavano togliendo ossigeno.
Attraversare quella sofferenza mi ha permesso di scegliere, di cambiare direzione, di diventare la donna, la mamma e la professionista che sono oggi.
Più intera.
Più vera.
E infinitamente più felice.
Quando attraversi un momento difficile
Se ti trovi in un passaggio simile, forse senti confusione, paura, rabbia.
O quella stanchezza sottile che ti accompagna ovunque.
È un territorio fragile.
Ma è anche un territorio fertile.
È lì che può nascere qualcosa di nuovo, se gli fai spazio.
Non serve avere tutto chiaro.
Serve fermarsi.
Serve ascoltarsi davvero.
A volte, però, farlo da soli è difficile.
Avere accanto qualcuno che sappia stare con te senza giudizio, che ti aiuti a dare un nome a ciò che senti, a distinguere ciò che è tuo da ciò che hai ereditato, può fare la differenza.
Anch’io ho avuto delle guide meravigliose.
Senza di loro, avrei fatto molta più fatica ad attraversare quel passaggio.
Attraversare un momento difficile non significa distruggere tutto.
Significa cambiare forma.
Significa concederti finalmente lo spazio che hai negato a te stessa per anni.
E scoprire che dentro di te c’è una verità più grande di quanto tu creda.
Una verità che merita di essere ascoltata: la tua.
Se senti che qualcosa sta chiedendo spazio, forse è proprio da lì che può cominciare il primo passo.





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