Dare tutto agli altri e perdersi: il cammino di ritorno a sé
- Francesca Baccilieri
- 11 giu
- Tempo di lettura: 5 min
Ci sono donne che possiedono un dono immenso: sanno dare tantissimo.
Sono quelle persone che ascoltano, si prendono cura, trovano soluzioni prima ancora che gli altri formulino una richiesta e intervengono ovunque ci sia bisogno.
Sono presenze costanti, affidabili, generose.
Eppure, dietro questa generosità immensa, spesso si nasconde una realtà molto più silenziosa e dolorosa: una stanchezza sempre più profonda, un senso di smarrimento e la sensazione di non avere più uno spazio per sé.
Questo è esattamente il punto da cui è iniziato il percorso di una mia cliente, che qui chiamerò Laura per rispetto della sua privacy.
Quando ci siamo parlate per la prima volta al telefono, Laura si sentiva demotivata sul lavoro, confusa sulla direzione di vita da prendere, costantemente in ansia, con un peso sul petto che le impediva di respirare liberamente, e svuotata di ogni energia.
Anche le attività che fino a pochi mesi fa la rendevano gioiosa le risultavano pesanti.
La sensazione di fondo era quella di non fare mai davvero abbastanza e di non essere brava abbastanza.
La sua vita, vista da fuori, era pienissima; dentro, invece, si sentiva vuota e profondamente scollegata da sé stessa.
Il prezzo del silenzio e la trappola della "brava bambina"
Da qualche tempo la sua quotidianità era stata un sintonizzarsi continuo sui bisogni altrui. Ma quando provava a fermarsi, la mente accelerava, arrivava il senso di colpa e scattava il bisogno automatico di tornare subito utile a qualcuno o di contrastare il chiacchiericcio mentale accumulando cose da fare.
Nelle relazioni tendeva ad adattarsi per essere sempre quella "giusta", indossando la maschera della "brava bambina".
Questo, però, significava dire molto meno di ciò che in realtà pensava o provava, trattenere parti importanti di sé e restare in situazioni che non la soddisfacevano affatto.
C’era una parte di lei che spingeva per emergere, e un'altra, legata al dovere e all'approvazione, che la tratteneva.
Il vero punto di svolta non è arrivato da una decisione razionale o da una pianificazione a tavolino. È iniziato da qualcosa di molto più viscerale: la libertà di esprimersi davvero. Ha trovato il coraggio di dire ciò che pensava, anche quando era scomodo, anche quando faceva paura.
Questa sua nuova verità ha scosso una relazione importante che, infatti, non ha retto. Ma la sorpresa è stata scoprire che, di fronte a quel crollo, lei non è caduta.
Non si è persa.
Al contrario, ha iniziato a sentirsi più leggera, centrata, libera.
In sessione mi ha detto una frase che ha segnato una svolta importante: “Posso colmare io i miei bisogni”.
Ritrovare il proprio centro: i frutti del percorso
Tornare a sé non significa risolvere magicamente ogni problema, ma attraversare le proprie giornate in modo diverso.
Per lei, col passare delle settimane, i cambiamenti sono diventati passi concreti e visibili.
Ha imparato a concedersi il permesso di fermarsi semplicemente per respirare ("Guardo il mare e respiro profondamente."). A volte bastano anche solo due respiri consapevoli per sentire cosa ci fa davvero bene, cosa ci fa riprendere contatto con la nostra parte più vera.
Ha riscoperto la sua capacità di portare energia positiva e creare connessione autentica.
La cosa più bella è stata vedere questo cambiamento direttamente nel suo corpo: una postura più aperta, un orgoglio sano, un respiro più ampio.
Lei, che si definiva una “farfallina che non si posa mai da nessuna parte” in tono dispregiativo, ha smesso di guardarsi come se fosse sbagliata e ha riscoperto la propria giocosità, la bellezza e la vitalità che solo una farfalla dai mille colori può possedere.
Laura ha preso decisioni reali, come uscire da una relazione non più allineata, andare in viaggio da sola e riorganizzare i propri ritmi.
Scelte fatte non per dovere, ma per puro rispetto verso la propria storia e la propria verità.
Il nodo attuale: coltivare l’amore di sé e guardare al futuro
Il percorso, naturalmente, è un processo in continua evoluzione.
Dopo aver riconosciuto il proprio diritto di essere così com'è senza filtri, con Laura stiamo attraversando un altro passaggio cruciale: il riconoscimento che il proprio tempo e il proprio spazio hanno un valore immenso e meritano di essere protetti.
Non sono più "avanzi" da dedicare a sé stessa dopo aver soddisfatto i desideri o i bisogni gli altri, ma spazi sacri da custodire con amore.
In questo cammino, un momento di svolta fondamentale è stato un lavoro di visualizzazione e di radicamento.
Attraverso questa esperienza, Laura è riuscita a sentire nel corpo e a espandere l'amore di sé: quello autentico e privo di condizioni.
È stato come accendere una luce interiore che le ha permesso di guardarsi con maggiore tenerezza e generosità.
Ed è proprio da questo nucleo di amore e rinnovata centratura che sta nascendo qualcosa di grande.
Oggi c’è un progetto che sta prendendo forma: il desiderio e la ferma intenzione di organizzarsi sempre meglio per fare, un passo alla volta, della sua grande passione una vera e propria professione.
Non più un sogno nel cassetto da rimandare, ma una direzione concreta verso cui camminare con fiducia.
Come le sono stata accanto: il mio spazio protetto
Il mio contributo come counselor non è stato quello di offrirle soluzioni pronte o ricette preconfezionate.
Abbiamo costruito insieme, passo dopo passo, uno spazio sicuro in cui Laura si è sentita libera di mostrarsi senza filtri, senza il bisogno di essere perfetta a tutti i costi.
In questo spazio non abbiamo avuto paura di attraversare insieme anche le emozioni più scomode e intense: c'è stato spazio per il pianto, quello con i singhiozzi, e per la rabbia trattenuta troppo a lungo.
Ma è proprio attraversando queste emozioni intense che siamo riuscite a contattare anche la gioia e una profonda leggerezza.
Il cuore dell'efficacia di questo percorso è stato il mio "agire da specchio".
Più di una volta lei stessa me lo ha rimandato, dicendomi quanto sia stato trasformativo per lei potersi guardare attraverso di me.
Vedersi riflessa nei miei occhi, nel rimando preciso delle sue stesse parole e del linguaggio del suo corpo, le è stato di immenso aiuto per prendere consapevolezza di sé e riconoscere i suoi meccanismi abituali.
Abbiamo usato costantemente il corpo come guida, ascoltando il respiro e le sensazioni fisiche per uscire dai labirinti della mente.
Abbiamo dato un nome alle sue dinamiche, come il meccanismo della "brava bambina" o la ricerca esasperata di approvazione, non per giudicarle, ma per vederle chiaramente.
Attraverso domande aperte e micro-passi sostenibili, l'ho accompagnata a distinguere ciò che è davvero suo da ciò che appartiene agli altri, scoprendo che la fiducia in sé stesse si costruisce con piccole, quotidiane consapevolezze.
Ti riconosci in questa storia?
Forse anche tu ti trovi in un momento di vita simile: dai tantissimo agli altri, fai fatica a dire di no, senti che il tuo valore dipende solo da quanto fai per gli altri e hai smarrito il contatto con i tuoi desideri più autentici.
Forse, da qualche parte dentro di te, c'è una voce sottile che chiede: "E io?".
Il punto non è smettere di essere generose o smettere di dare.
Il punto è imparare a non perdersi mentre si dona. È darsi il permesso, piano piano e con estrema tenerezza, di iniziare a tornare a casa, dentro di sé.



Commenti