Oltre la gabbia del giudizio: smettere di cercare l'approvazione altrui
Aggiornamento: 24 lug
Molte donne, direi la maggior parte di noi, vivono intrappolate in una prigione invisibile ma potentissima: la gabbia del giudizio.
È una struttura solida, costruita sulle aspettative e le opinioni delle persone che ci circondano, addirittura su cosa noi immaginiamo che gli altri pensino di noi.
Senza rendercene conto, lasciamo che siano gli altri a dettare il ritmo dei nostri passi e a perimetrare lo spazio della nostra vita.
Nelle mie giornate osservo questo meccanismo ripetersi continuamente.
Quasi tutte le mie clienti arrivano ad un certo punto del cammino ed emerge un timore profondo: la paura di risultare egoiste, di non venire più accettate o di perdere l’amore delle persone care, se solo provano a esprimere i loro bisogni autentici e le loro reali opinioni.
In psicologia, questo modo di andare nel mondo ha un nome ben preciso: si chiama locus of control esterno.
Significa, molto semplicemente, che il nostro centro di gravità è spostato fuori di noi. L’attenzione è costantemente rivolta agli altri: a come ci guardano, a cosa dicono di noi, addirittura a quello che potrebbero pensare, fare o dire in un ipotetico futuro.
Ma quando lo sguardo è sempre proiettato all'esterno, accade qualcosa di doloroso: perdiamo di vista noi stesse, la nostra vera natura e ciò che è davvero importante per noi.
Per non disturbare, diventiamo la versione “edulcorata” di chi siamo. Smussiamo gli angoli, abbassiamo il volume della nostra voce, ci spegniamo.
La paura di deludere nel cammino di crescita
Quando decidiamo di intraprendere un cammino di crescita personale, la prima cosa che emerge è un immenso, vitale bisogno di spazio.
Spazio per respirare, spazio per essere.
Ma insieme a questo bisogno, puntuale come un'ombra, si affaccia anche la paura. Paura di deludere chi ci sta accanto, paura di essere etichettate come egoiste, terrore che gli altri non ci accettino più in questa nuova veste.
Voglio farti uno spoiler: non succede!
Ma se anche dovesse succedere, fermati un secondo a riflettere. Se le persone che dicono di amarti non ti accettano nel momento in cui inizi a essere fedele a te stessa, allora forse quell'amore non era rivolto a te, ma a quella versione di te sempre disponibile e silenziosa, pronta a soddisfare i loro bisogni a scapito dei tuoi.
Non ti amano realmente per chi sei.
Poi, a questo punto del cammino nasce un’altra grande paura, la più ancestrale, che viene direttamente dal subconscio: la paura di rimanere sole.
Ma la verità è che la vera solitudine non è l'assenza di persone intorno a noi; la vera solitudine è l'assenza di noi stesse dalla nostra vita.
Quando impariamo a stare bene nei nostri panni, quando ci abitiamo con tenerezza, non ci sentiamo sole.
Non abbiamo più bisogno del rispecchiamento o dell'approvazione degli altri per sapere che valiamo, che siamo degne di amore e di rispetto.
Semplicemente ci bastiamo.
E il miracolo è che, proprio quando smettiamo di adattarci e di limare i nostri spigoli, ciò che ci rende uniche e speciali, fioriscono relazioni molto più vere, autentiche e fondate sul rispetto reciproco.
La mia storia
Io stessa sono stata quella donna.
Per molto tempo sono stata una "brava bambina", abituata a non dare fastidio, a dire sempre di sì, a non contraddire mai nessuno per timore di perdere l'affetto di chi avevo intorno.
Ero un vero camaleonte.
Mi ha aiutata nella vita? Per anni ho creduto di sì.
Pensavo che quella capacità di adattarmi a ogni situazione e a ogni persona fosse una grande dote: potevo sentirmi adeguata sia in un campeggio che in un hotel di lusso, sia con persone totalmente diverse da me che con persone affini.
Semplicemente mutavo colore, forma e atteggiamento a seconda dell’occasione e dell’opportunità.
Ma se ci pensi bene, apparire come non si è, a ben vedere, è una sottile forma di manipolazione. Significa far credere agli altri di essere ciò che non sei pur di ottenere sicurezza, accoglienza, amore, approvazione.
Inoltre, il prezzo più grande di questa strategia non lo pagano gli altri: lo paghi tu.
Lo paghi sulla tua pelle, perché ogni volta che muti colore ti allontani dalla tua vera natura, dal tuo centro profondo.
Ti perdi in un labirinto di maschere diverse a seconda del ruolo che devi interpretare e rischi di non ritrovarti mai più. Io mi ero persa, ma per questo ti rimando ad un mio articolo di qualche tempo fa...
Abitare la propria libertà
Io mi sono ritrovata, per fortuna. È stato un viaggio intenso, a tratti faticoso, ma straordinario. E mi auguro con tutto il cuore che anche tu possa fare lo stesso.
Libertà… è una parola meravigliosa!
Tornare a noi, imparando a guardare all’interno prima che all’esterno, è l'unico gesto che ci rende libere.
Lo puoi sperimentare tu stessa: quando smetti di cercare l’approvazione degli altri succede quasi un miracolo.
Ti senti improvvisamente leggera, radicata, più viva.
Questo è quello che vedo succedere, ed è ciò che mi riempie di immensa felicità quando ho il privilegio di accompagnare le donne nel loro cammino di rinascita.
Proprio perché conosco il peso di questa gabbia, ho pensato di creare per te un mini percorso audio di 3 giorni sul mio canale Telegram.
Un viaggio intimo in cui affronteremo insieme la gabbia del giudizio, ma anche quella del doverismo e del perfezionismo.
Puoi entrare nel mio canale Telegram da qui: https://t.me/+dUE5UfEZLkU3M2Vk



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