Finisci sempre per litigare? Il segreto (che nessuno ti insegna) per farti ascoltare davvero
- Francesca Baccilieri
- 7 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Ti è mai capitato?
Inizia tutto per una sciocchezza: i piatti sporchi lasciati nel secchiaio, un tono di voce leggermente più alto, un messaggio visualizzato e non risposto.
In pochi secondi la conversazione degenera. Tu dici una cosa, l’altro ne capisce un’altra, e quella che doveva essere una serata tranquilla si trasforma in una lotta dove si rinfacciano colpe vecchie di anni.
La verità è che non litighiamo perché siamo cattivi o incompatibili o troppo stanchi per avere un confronto autentico. Litighiamo perché usiamo un linguaggio che "aggredisce" il cervello dell'altro, attivando il suo sistema di difesa.
Esiste però un modo diverso per dire le stesse cose, senza alzare dei muri.
Si chiama Comunicazione Non Violenta (CNV). E oggi voglio svelarti il primo, fondamentale, passo per cambiare rotta.
L’errore che commettiamo tutti: scambiare il giudizio per realtà
Quando siamo frustrati, il nostro cervello cerca una scorciatoia.
Invece di descrivere cosa ci dà fastidio, etichettiamo.
Diciamo: "Sei il solito pigro" invece di: "I piatti sono ancora nel secchiaio".
Diciamo: "Non mi ascolti mai" invece di: "Mentre parlavo hai guardato il telefono tre volte".
C’è una differenza enorme.
L’etichetta (pigro, distratto, egoista) è un giudizio.
Il fatto (i piatti, il telefono) è un’osservazione.
La tecnica della Telecamera
Il segreto della Comunicazione Non Violenta parte da qui: imparare a osservare i fatti come se fossimo una telecamera.
Una telecamera non dice "sei un maleducato", registra solo che non hai salutato entrando.
Perché è così potente?
Perché davanti a un fatto oggettivo l’altro non può negare.
Davanti a un giudizio, invece, l’altro deve difendersi.
E quando entriamo in modalità difesa, o attacchiamo a nostra volta o smettiamo di ascoltare.
Più spesso entrambe le cose.
Prova a fare questo esercizio (ma non è facile come sembra!)
Pensa a una cosa che il tuo partner o un tuo collega fa e che ti fa arrabbiare tantissimo.
Ora prova a descriverla senza usare aggettivi, senza dire "sempre" o "mai" e senza dare giudizi di valore.
Ci riesci? Se senti che la tua mente scalpita per aggiungere un "perché lui fa apposta", "sì, però sono sempre io a fare il primo passo", è assolutamente normale.
Siamo allenati al giudizio, non all'osservazione.
Ma l’osservazione è solo l’inizio...
Identificare i fatti è il primo passo per "disarmare" il nostro interlocutore.
Ma per farsi ascoltare davvero e ottenere ciò di cui abbiamo bisogno, mancano ancora tre tasselli fondamentali: imparare a dare un nome alle emozioni, individuare i bisogni profondi e formulare una richiesta.
Ma attenzione, fai in modo che la tua richiesta non suoni come una pretesa!
È qui che la teoria diventa pratica.
Vuoi passare dalle parole ai fatti?
Se senti che le tue discussioni girano sempre a vuoto e vuoi finalmente imparare a gestire i conflitti con lucidità e calma, ho preparato qualcosa per te.
Il 17 maggio terrò un Workshop intensivo sulla Comunicazione Non Violenta.
Non sarà una lezione teorica, ma un vero laboratorio dove:
Ti consegnerò la Ruota delle Emozioni e il la Mappa dei Bisogni (per non restare mai più senza parole).
Useremo immagini "trabocchetto" e simulazioni reali per allenare i tuoi muscoli comunicativi.
Ci alleneremo per trasformare i tuoi "Sei il solito..." in richieste efficaci.
Il numero di posti è limitato per garantire a tutti di essere seguiti al meglio.
Non aspettare il prossimo litigio per decidere di cambiare.
Impara oggi gli strumenti per farti ascoltare domani.



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