Cosa significa davvero fare un percorso di counseling (e a cosa serve)
Quando dico alle persone che cosa faccio spesso vedo nei loro occhi uno sguardo interrogativo.
"Counseling???"
C’è chi pensa si tratti di ricevere consigli paternalistici su come vivere, chi lo scambia per una forma di psicoterapia e chi immagina una sorta di mental coaching orientato esclusivamente alle performance e agli obiettivi.
E poi c'è chi, la maggior parte, non sa proprio di cosa io stia parlando.
In realtà, il counseling è nato in Inghilterra e negli Stati Uniti intorno agli anni '50 e si è affermato come professione in ogni contesto in cui è richiesta la presenza di un professionista empatico, in grado di ascoltare davvero, di accompagnare senza interferire e senza giudicare, in grado di promuovere l'empowerment delle persone e dei contesti sociali come la scuola, gli ospedali, i centri per le famiglie, solo per citarne alcuni.
In Italia questa cultura non è ancora presente purtroppo. Una delle mie missioni è fare conoscere il counseling a più persone possibili, perché sono fermamente convinta che possa rappresentare un aiuto valido e innovativo per le persone che stanno vivendo momenti critici.
Io stessa ho potuto sperimentare sulla mia pelle un percorso di counseling, seguita da un bravissimo collega. Mi ha aiutata a vedere con maggiore chiarezza, a prendere decisioni in linea con le mie spinte interiori, a fare quel primo passo, e soprattutto ho visto che avevo una rete di supporto che non era lì per giudicarmi, ma per aiutarmi, e che contro ogni mia spettativa ha accettato le mie decisioni senza interferire (e questa è stata la scoperta più grande per me!).
Fare un percorso di counseling significa regalarsi uno spazio di cura protetto, delimitato e orientato al presente.
Uno spazio in cui tu sei semplicemente un essere umano che sta attraversando un passaggio di vita, un momento di stallo, una decisione difficile o una trasformazione interiore, di fronte a un altro essere umano che ha già camminato su quel sentiero di evoluzione che la vita ci chiede di fare.
Il primo falso mito da sfatare: il counselor non dà "consigli"
L'etimologia della parola deriva dal latino cum-solere, che significa "consolare, confortare, stare insieme".
Non ha nulla a che fare con il dare suggerimenti dall'alto.
Un bravo counselor non ti dirà mai cosa devi fare della tua vita, quale decisione prendere o come dovresti comportarti nelle tue relazioni.
Il motivo è semplice: tu sei già la massima esperta della tua vita. Solo tu sai davvero quello che stai vivendo, come lo stai vivendo e che risorse hai a disposizione per superarlo. Solo che a volte ti senti persa, in balia delle onde senza vedere la direzione.
Il compito del counseling è creare quelle condizioni ideali di ascolto, assenza di giudizio e presenza perché tu possa fare chiarezza dentro di te, riconoscere le tue risorse e trovare la tua strada, che è l'unica che farà davvero risuonare il tuo cuore.
Come funziona il mio counseling somatico e corporeo
Ogni counselor, essendo un essere umano unico e irripetibile, sceglie il suo modo di lavorare.
Ognuno ha le sue inclinazioni e le sue passioni, interessi diversi che sceglie di approfondire.
Alcuni approcci tradizionali si fermano alle parole.
A me le parole non sono bastate. Ho fatto tanti anni di percorsi di crescita, terapia, counseling, gruppi... Ho capito tutto (o quasi...) con la mente: i miei automatismi, da cosa derivavano, come è stata la mia infanzia e come questo ha influito sulla creazione della mia personalità, ecc... ecc...
Nonostante questo mancava qualcosa, che ho scoperto essere molto importante in seguito: l'integrazione corpo-mente.
Quante volte ci capita di sapere perfettamente con la testa cosa dovremmo fare, eppure sentire che il corpo si blocca o va da tutt'altra parte?
Ho scelto di affiancare agli studi di counseling il lavoro somatico: ho studiato tecniche di coaching che partono dal corpo, teoria polivagale, bioenergetica, tutti approcci che includono il corpo nei percorsi di crescita.
Ho integrato anche la risata nel counseling, essendo io un'insegnante di pratiche di risata. E' stato un percorso... non mi è stato subito chiaro come farlo.
Ma la risata parte dal corpo e non è un semplice atto superficiale (ma di questo parleremo ancora, se intanto vuoi approfondire ho scritto un articolo qualche tempo fa dedicato proprio al potere somatico della risata: https://www.francescabacciliericounselor.com/post/e-se-la-medicina-più-potente-contro-lo-stress-fosse-sempre-a-portata-di-mano-e-gratuita).
Nel mio lavoro di counseling ad orientamento somatico, il corpo è il punto di partenza e di ritorno:
Impariamo a leggere la neurocezione: capiamo insieme perché il tuo sistema nervoso va in allerta, in attacco o in blocco davanti a certe situazioni e che cosa ti rimanda il corpo a livello di sensazioni nel qui e ora, mentre lavoriamo.
Diamo un nome alle emozioni: distinguiamo ciò che pensi da ciò che senti fisicamente (tensioni, respiro corto, nodi alla gola), collegando le sensazioni alle emozioni.
Riconosciamo i tuoi bisogni autentici: per capire cosa ti sta chiedendo quel momento di stanchezza o di ansia che stai vivendo.
Il counseling diventa così un allenamento all'ascolto di sé, dove il corpo non è più un ostacolo, ma un alleato prezioso che ti indica la rotta. Il corpo è la nostra parte più antica e la più saggia, il corpo sa. Il problema è che spesso preferiamo metterlo a tacere per non sentire.
Quando è il momento di considerare un percorso di counseling?
Il counseling può esserti utile se ti trovi in una di queste situazioni:
Un momento di transizione o cambiamento: un cambio di lavoro, una ristrutturazione familiare, una nuova fase di vita in cui ti senti disorientata, una relazione che sta vivendo delle difficoltà, un desiderio profondo che però non riesci a far emergere nei fatti.
La sensazione di "non starci più dentro": quando senti che la vita che stai facendo non ti somiglia più e vuoi fare spazio ai tuoi veri bisogni.
Difficoltà comunicative e relazionali: quando fai fatica a mettere confini sani, a dire dei "no" o a gestire i conflitti senza esplodere o chiuderti.
Sovraccarico e modalità "pilota automatico": quando hai bisogno di disimparare a dimostrare sempre qualcosa a tutti e ritrovare un ritmo umano e sostenibile.
Il counseling è, in definitiva, un luogo in cui puoi deporre le armi, togliere le maschere da "brava ragazza" o "efficiente a tutti i costi" e tornare semplicemente a casa, a te stessa.
La differenza tra counseling e psicoterapia
Fare chiarezza su questo punto è un atto di rispetto professionale verso di te e verso il percorso che stai scegliendo o sceglierai.
La psicoterapia si occupa della cura della patologia, del trauma profondo e della ristrutturazione della personalità. Guarda spesso al passato per comprendere le origini del dolore e lavorare sulla sintomatologia clinica.
Il counseling si rivolge a persone che vivono un momento di disagio o transizione nel presente, ma che conservano una sostanziale integrità e salute psichica. Lavora nel qui e ora, focalizzandosi sulle risorse sane, sulle scelte di vita, sulle relazioni e sull'orientamento verso il futuro.
Se durante un percorso di counseling emergono tematiche che richiedono una presa in carico psicoterapeutica o di altro tipo è mio dovere deontologico orientarti verso il professionista più adatto alle tue esigenze.
Senti che stai attraversando un momento di passaggio e hai bisogno di uno spazio protetto per fare chiarezza?
Non devi affrontare tutto da sola o avere già le idee chiare prima di iniziare.
Il counseling è proprio il luogo in cui permettere alla tua verità di emergere con i tuoi tempi, senza pressioni o giudizi.
Se vuoi capire se questo percorso è lo strumento giusto per il momento che stai vivendo, ti aspetto per una prima chiamata conoscitiva gratuita di 15 minuti.
Sarà un momento informale per conoscerci, ascoltare la tua storia e capire insieme come posso accompagnarti.
👉 Prenota qui la tua chiamata conoscitiva gratuita: https://calendar.app.google/1nXrNpd3rcmQmCrCA





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