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E se non servisse avere subito tutte le risposte? Come stare nel cambiamento

Immagine del redattore: Francesca Baccilieri
Francesca Baccilieri
21 ago
Tempo di lettura: 3 min

Quando le persone pensano di iniziare un percorso di counseling, spesso si bloccano prima ancora di fare il primo passo.


C'è un'aspettativa implicita che le frena: la convinzione di dover arrivare al primo colloquio con le idee già chiarissime, una richiesta definita e un obiettivo preciso.


"Voglio trovare lavoro", "Voglio imparare a dire di no", "Voglio migliorare questa relazione", "Voglio comprare una casa tutta mia".


A volte si parte davvero così. Poi, dopo un paio di incontri, si scopre che quell'obiettivo era solo la superficie, una facciata sotto cui si nascondeva qualcosa di completamente diverso.


Ma la maggior parte delle volte non c'è nemmeno quello. C'è solo una grande, fitta confusione mentale.

C'è insoddisfazione, tensione o stanchezza, ma se si dovesse spiegare il perché, non si saprebbe da dove iniziare.

La famiglia, il lavoro, il senso di colpa, la stanchezza fisica, i desideri messi da parte, il lavoro: tutto sembra ammucchiato nello stesso punto, sullo stesso piano d'importanza.


È come avere una matassa aggrovigliata in testa. E la frustrazione più grande è non sapere quale sia il filo giusto da tirare per iniziare a sbrogliarla senza che si aggrovigli ancora di più.


Non serve avere chiaro il quadro, serve iniziare a sentire


Se ti trovi in questo punto, ti dico una cosa: è del tutto normale. 

Non è un tuo fallimento e non è un buon motivo per rimandare. Non devi presentarti da me con la soluzione in tasca o con il titolo del tuo problema già pronto.


Il mio lavoro consiste esattamente nel sedermi di fronte a quella matassa insieme a te.


Non mi metto lì a darti risposte teoriche o a darti la tabella di marcia di quello che "dovresti" fare.


Facciamo un'operazione molto più concreta e profonda: prendiamo in mano i fili, uno alla volta, e vediamo cosa succede.


Ed è qui che la mente smette di girare a vuoto: lasciamo parlare il corpo. Io ti faccio da specchio rimandandoti quello che vedo e aumentando così la tua consapevolezza su quello che ti spegne e quello che ti accende, quali sono i punti più dolorosi e quelli più leggeri.


L'esplorazione somatica dei fili


Quando provi a ragionare sulla tua vita solo con la testa, tutti i problemi sembrano urgenti e ugualmente pesanti.


Ma quando portiamo l'attenzione al corpo, la prospettiva cambia:


  • Immaginiamo di prendere il primo filo, per esempio la situazione lavorativa. Che effetto ti fa? Dove lo senti nel corpo? C'è una contrazione allo stomaco, un senso di vuoto o un peso sul petto?


  • Poi posiamo quel filo e proviamo a toccarne un altro, per esempio il tempo per te o la gestione dei confini con gli altri. Come risponde il tuo respiro quando ti trovi di fronte a quella persona? Si sblocca o si stringe?


Il corpo non mente e non si lascia ingannare dai ragionamenti logici.


Attraverso l'ascolto somatico capiamo subito qual è il filo prioritario in questo momento presente. Non quello che la logica dice che "dovrebbe" essere prioritario, ma quello che il tuo sistema ha davvero bisogno di alleggerire oggi.


Il filo giusto che sbroglia tutto


La cosa che amo del lavoro di counseling è che non dobbiamo risolvere tutta la tua vita in un colloquio, usiamo il tempo necessario per te. Possono essere 5, 6 o anche 15 incontri.


Basta iniziare a sbrogliare con cura quel singolo filo prioritario e il resto viene da sé, è come una magia.


Quando gli diamo spazio, quando impari ad ascoltare cosa c'è lì sotto e a dargli una forma, accade qualcosa di naturale: la tensione generale della matassa si alleggerisce.


Si crea spazio.


E improvvisamente, anche gli altri aspetti che prima ti sembravano un groviglio insolubile iniziano a chiarirsi da soli, uno dopo l'altro.


Non ti serve sapere esattamente dove arriverai. Ti serve solo la disponibilità a fare il primo passo senza sapere dove ti porterà esattamente.


Iniziamo?


Se senti che questo è il momento di mettere le mani su quella matassa per smettere di portartela dietro da sola, io ti aspetto.


Sono rientrata dalle ferie e ho riaperto le agende per i percorsi individuali di counseling.


Non ti chiederò dove vuoi arrivare, ti chiederò solo da dove senti di voler iniziare oggi.


Puoi prenotare una prima chiamata conoscitiva gratuita per conoscerci, farmi tutte le domande che desideri e capire se questo tipo di cammino fa per te e se io sono la persona giusta per accompagnarti.


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